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sabato 4 febbraio 2012

Su quei debosciati dei bambini di oggi e sui loro genitori. (ma c'è di più!)

Derpando per la rete mi sono imbattuto in un articolo sulle nuove generazioni:

http://notizielibere.myblog.it/archive/2011/01/30/i-bambini-di-oggi-geni-del-computer-ma-non-sanno-allacciarsi.html

C'era da aspettarselo; c'era proprio da aspettarselo che le nuove tecnologie avrebbero creato dei nuovi cambiamenti. C'era da aspettarsi anche che sarebbero stati cambiamenti in peggio.

Di chi è, ordunque, la colpa? Istintivamente verrebbe da dire che la colpa è dei computer ma, suvvia, un computer è solo una macchina di plastica che con impulsi elettrici su aggeggi di silicio scrive su un tubo catodico; è una cosa senza una volontà propria. Come può un computer avere la colpa di qualcosa?
Anche quando scoprite che vi si sono detratti 300 euro dal conto corrente non è colpa del computer, è solo colpa vostra che avete creduto di essere davvero il milionesimo visitatore, o che avete aperto un'email in cui vi si chiedeva se volevate aumentare le dimensioni del vostro pene.

Ma tornando ai bambini, come ho appena detto, non è colpa del computer. La colpa è dei genitori, e di nessun altro. Quando un bambino cresce male c'è sempre da tenere presente che sfortunatamente crescere un figlio è diverso dal guidare una macchina. Per l'ultima serve una patente, ma la prima è una cosa che qualsiasi imbecille può fare.

Ora che ho puntato il dito contro i genitori mi si accuserà, e devo dire giustamente, di fare la parte del burbero pessimista che accusa tutti di tutto e non propone mai niente di alternativo; ed è proprio per questo che ora mi permetterò, dalla mia posizione di diciannovenne senza figli, di elencare una serie di consigli su come crescere i propri figli.

-Fate crescere i vostri figli lontano dalle grandi città, so che putroppo non è per tutti possibile vivere in campagna, allora portateci i bambini più weekend possibile, e portateceli anche per le ferie. A nessun bambino interessa passare le vacanze in impensabili paradisi tropicali, e scommetto che anche a voi non dispiacerà riscoprire il piacere delle località rurali.
-Non comprate ai vostri figli tutto quello che vi chiedono, perché, siamo onesti, davvero un bambino ha bisogno di un cellulare ultramoderno, di un computer tutto suo o di un Ipad? (che poi di quest'ultimo, non ho mai capito l'utilità anche per gli adulti). Davvero volete che il mercato abbia sui vostri figli più autorità di voi? Davvero volete rinunciare a quegli 800 euro di Ipad solo per non dover dire un no ai vostri figli? Se i bambini inizieranno a vedersi negate le cose inutili subito, da grandi saranno più abituati a vivere con quello che è necessario piuttosto che con materiali dispendiosi ed inutili.
-Scegliete con cura i giochi dei vostri bambini, state attenti a quali videogiochi comprate, e non sto dicendo "evitate i giochi violenti" ma "evitate i giochi stupidi che rincoglioniscono". I giocattoli migliori sono quelli che fanno lavorare nel bambino la creatività e la logica; e a questo proposito ricordo che un sacco di cose possono essere usate come "giochi": fare dipingere con i colori a tempera, ad esempio, è ottimo per la crescita del bambino.
-Non fate guardare ai vostri figli la televisione, e qui non credo di dover nemmeno spiegare il perché.
A proposito di televisione, digredisco un attimo su un tema che interesserà chi ha figli di circa 12-13 anni: si tende spesso a puntare il dito contro programmi come Skins e Misfits ma non ci si rende conto di come molti altri programmi a prima vista innocenti sono molto più diseducativi. Dire "non facciamo vedere ai nostri figli Skins perché si vedono i ragazzi che si drogano" e poi lasciare che i propri figli vedano Hannah Montana, che praticamente insegna alle bambine come diventare ricche e famose facendo le puttane, è un po' contradditorio. In ogni caso: lasciare acriticamente che i propri figli guardino la televisione senza interrogarsi su cosa guardano e senza essere lì presenti ad aiutarli ad interpretare quello che vedono è una cosa che vi rende dei criminali. Sì, dei criminali, a tutti gli effetti: criminali verso i vostri figli e verso la società.

E qui ho finito, non mi viene in mente altro; come vedete, non sono cose che richiedono particolari sacrifici; solo un minimo di interesse; perché un figlio non è qualcosa da fare solo perché vi hanno detto che non è buon costume non averne, qualcosa da mettere in mostra come un'auto nuova o un bel vestito, è qualcosa che richiede, appunto, interesse e dedizione.

giovedì 15 dicembre 2011

La Strage di Firenze e le tecniche di controllo delle masse.

Ho sempre provato un odio viscerale verso chi strumentalizza politicamente le tragedie; come i pennivendoli di turno hanno commentato la Strage di Firenze è uno degli esempi.

Abbiamo uno squilibrato iscritto a CasaPound che ad un certo punto sbotta e uccide due immigrati per poi togliersi la vita; non abbiamo nulla di lasciato scritto, nessuna dichiarazione, nulla che possa aiutarci ad analizzare psicologicamente il carnefice. Eppure quando l'assassino è "neofascista" o "xenofobo" allora sì che i giornali non esitano a gettarsi come avvoltoi in un banchetto di informazioni che possono essere rese comode; perché si sa: quando c'è un'occasione come un'altra di sollevare un "problema xenofobia" non viene mai lasciata andare, mai.

Tutto ciò ha il solo scopo di fare ciò che è comodo ai governi: fare vivere il popolo nella paura. Non già farlo vivere nel terrore, come quello di Robespierre, quando il governo era un potente leviatano a cui i cittadini obbedivano per evitarsi severe punizione; ma nella paura, e la paura è molto più subdola del terrore, perché spinge ad obbedire al potere credendo che l'obbedienza possa fare vivere nella sicurezza. Poco importa se questo principio si riveli sempre essere puntualmente sbagliato; la paura è ciò che aiuta il potente a legittimare i suoi crimini.

E sono innumerevoli gli esempi di come questo è quello che stiano facendo i media italiani; prendiamo ad esempio questo. Non sarebbe ammissibile in un paese civile che un giornale di così grande portata possa permettersi di trarre la conclusione "c'è un problema di ascesa della xenofobia" solo perché su un forum di reietti si elogia la strage.

Dopo la paura, ovviamente, si passa a prendere le misure repressive; ma anche qui, non è più il NSDAP a perseguitare i comunisti con la scusa dell'incendio del Reichstag, sono gli stessi cittadini che adesso si danno attivamente al proporre soluzioni come "chiudiamo CasaPound" o "prendiamo misure più repressive nei confronti dell'apologia di fascismo"[1].
Non ho mai visto nessuno invece farsi la domanda che dovrebbe venire per prima: "come ha fatto uno squilibrato a procurarsi una pistola?" perché, siamo onesti, è sul commercio di armi che si dovrebbero effettivamente "prendere misure più repressive".

In secondo luogo la domanda da farsi è: "come posso impegnarmi attivamente nella società per contriubire a creare un clima culturale in cui atrocità di questo genere siano sempre più rare?" e su questo ovviamente non mi dilungo, preferisco lasciare carta bianca al mio pubblico.

Questo blog è solo un semplice invito ad agire e pensare sempre con la propria testa, tenendo presente che la prima cosa a cui bisogna ribellarsi sono i luoghi comuni e la tendenza a fare di tutta un'erba un fascio; oltre a ricordare quanto sia importante informarsi tramite vie alternative alla luce di quanto i mass media di facciata siano pagati da persone che non hanno certo in interesse la nostra conoscenza del mondo.

[1] Tutto questo viene detto come se potesse essere una soluzione per combattere la xenofobia; è mai servito a qualcosa criminalizzare l'apologia di fascismo?
Vi ricordo che il paese con meno drogati d'Europa è l'Olanda; e il meccanismo è esattamente lo stesso.

lunedì 29 agosto 2011

I due nazionalismi europei.

Nel 1973 il filosofo della politica montenegrino John Plamenatz fu il primo a teorizzare una distinzione tra i due nazionalismi principali presenti in Europa: il nazionalismo occidentale (in quanto tipico dei paesi dell'Europa Occidentale) ed il nazionalismo orientale (tipico dei paesi dell'Europa Orientale).


Secondo il filosofo montenegrino si tratta di una differenza di tipo prettamente tipologico e non già geografico: nazionalismi come quello basco, catalano o irlandese sarebbero di tipo orientale pur trovandosi in nazioni dell'Europa Occidentale.

In cosa sono diversi questi due nazionalismi?

Il nazionalismo occidentale si fonda su un sentimento di stato; quello orientale su un sentimento di etnia.
Il nazionalismo occidentale è inclusivo, e non considera la discendenza etnica di un individuo: chiunque è in grado di riconoscersi nei valori politici del proprio stato; quello orientale è esclusivo, solo gli appartenenti per discendenza ad un'etnia sono membri della nazione.
Il nazionalismo occidentale è di tipo razionale, ed in esso l'individuo stabilisce la sua nazionalità in base alle esigenze politiche e commerciali del momento; quello orientale è di tipo sentimentale e presume che l'individuo stabilisca di appartenere ad una nazione in base al proprio sentimento patriottico interiore.

La causa di questa differenza sarebbe, secondo molti sociologi, nel fatto che le nazioni occidentali hanno in passato avuto delle colonie e questo avrebbe abituato gli stati a raccogliere varie etnie sotto di sé; visione che io condivido in buona parte. Se certamente l'occidentalità (in termini Plamenatziani) di Spagna, Portogallo, Francia, Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Belgio, Svezia, e Regno Unito è dovuta al passato coloniale (imperiale per quanto riguarda l'Austria) di questi Stati; ciò non si può certo dire di Italia e Germania, che hanno posseduto colonie in misura molto minore.



Ora; è innegabile che i nazionalismi di cui erano pregni il Regno d'Italia, la Repubblica Sociale Italiana e l'odierna Repubblica Italiana siano stati il non plus ultra del nazionalismo occidentale; mi azzarderei quasi a definirli "l'esempio pratico di quello che il nazionalismo occidentale è".
Il Regno e la Repubblica Italiana sono esempi di nazionalismo occidentale in quanto questi stati raccolgono all'interno varie identità nazionali viste solo come un rischio all'unità dello Stato, e si danno come scopo quello di schiacciarle violentemente in nome dell'Italianità, senza interpretarle correttamente come invece accade in Germania: dove nessuno negherebbe mai la sua identità di Prussiano, di Bavarese, di Svevo, di Sorbo, di Turingio, di Renano o di Sassone e pure continua a sentirsi rappresentato nella "Germania" di cui il suo popolo fa parte.

Anche l'Italia Fascista, benché definita da Plamenatz come "un episodio di nazionalismo orientale in un paese di cui è tipico il nazionalismo occidentale" fu invece completamente un nazionalismo occidentale; in quanto si trovava ad essere tutt'altro che un nazionalismo legato alle proprie radici di sangue e di nascita, ma un nazionalismo di tipo espansivo, non diverso da quello della Germania Nazista, che voleva estendere l'Italianità a tutti i popoli conquistati; l'italianizzazione forzata di Bolzano ne è la prova pratica.

Per quanto riguarda invece la Germania: la considero il giusto connubio tra il nazionalismo di tipo occidentale e di tipo orientale, per i motivi che ho illustrato sopra, pur con qualche difetto di natura amministrativa.

Questa piccola digressione era necessaria per una illustrazione di quello che è il nazionalismo occidentale e di quali sono state alcune "cause" della nascita di questo tipo di nazionalismo.
Tornando al discorso del rapporto tra i due nazionalismi; molti hanno fatto notare a Plamenatz un errore: quello di non avere tenuto conto del fatto che una nazione, per esistere, debba comunque poggiare su di un substrato etnico per quanto poi a questo si diano delle estensioni di tipo politico. La conclusione che si trae da ciò è che ogni nazionalismo occidentale poggi quindi, inevitabilmente, su un nazionalismo orientale.
Non è difficile capire il perché se si pensa che i primi "teorici" del nazionalismo furono i filosofi e sopratutto gli artisti del Romanticismo Tedesco.
Appunto perché questo nazionalismo occidentale poggia sul nazionalismo dei romantici, di stampo orientale, occorre chiedersi cosa abbia dato vita al nazionalismo occidentale; la risposta è sicuramente lo stato in una prima fase, la borghesia in una seconda. Mentre gli stati occidentali erano già "costruiti" a inizio ottocento, se si escludono Germania e Italia; nell'Est gli stati non corrispondevano alle esigenze nazionali dei popoli, e così andavano nascendo gli interessi indipendentisti della Iugoslavia e della Grecia dalla Turchia, della Polonia dalla Prussia, dell'Ucraina e della Bielorussia e delle nazioni baltiche e finniche dalla Russia, dell'Ungheria e della Cecoslovacchia dall'Austria, della Turchia dalle potenze che occupavano il territorio del disciolto Impero Ottomano. Nella stessa Italia si può parlare di un serio sentimento indipendentista basato sull'etnicità per quanto riguarda il Regno Lombardo-Veneto, che era quello di diventare "Italici" e liberarsi dalla "Germanicità" imposta dall'Impero Asburgico.

In questo senso il sentimento di stato si è imposto come conseguenza di quello nazionale, generando quello che è il nazionalismo occidentale.

Va anche detto che, nell'ultimo secolo, anche nell'Europa dell'Est si è assistito a due esempi di nazionalismo occidentale: la slavizzazione delle minoranze etniche dell'Unione Sovietica (Ingriani, Careliani e tedeschi di Königsberg sono solo tre esempi) come. sempre in Unione Sovietica, la propaganda ostile ai costumi Estoni, Batici, Romeni (in Moldova), Bielorussi e Ucraini; e più a Sud l'unitarismo forzato della Serbia in una Iugoslavia ormai inutile a contrastare la dominazione Turca.

Principale teorico, secondo Plamenatz, del "nazionalismo occidentale" sarebbe il sociologo tedesco Jürgen Habermas che concretizza lo sviluppo di questo nazionalismo con il termine Verfassungspatriotismus, ovvero Patriottismo Costituzionale.
Secondo Habermas il patriottismo di tipo romantico è da smantellare, sostituendolo con un nuovo patriottismo  basato sulla Costituzione di uno stato liberale come collante degli individui.

Questa logica viene argomentata ad esempio considerando che la Svizzera, in cui convivono quattro comunità linguistiche, è unita non da una cultura ma proprio dalla Costituzione; o considerando che gli Stati Uniti, in cui più etnie sono legate dall'appartenenza ad un unico Stato.

Dal canto mio, invito il lettore di questo blog a defecare sugli scritti del sociologo tedesco, che rappresentano la più becera decadenza borghese dell'Europa contemporanea. Qualcuno avrebbe dovuto insegnare un po' di storia della Confederazione Elvetiva ad Habermas; facendogli notare come sia dal tempo degli Elvezi che la Svizzera sviluppa una sua identità culturale, e come sia da solo poco più di due secoli che essa è una democrazia a tutti gli effetti; qualcun'altro avrebbe anche dovuto fargli notare che gli Stati Uniti sono uno stato nato con il presupposto di non avere un'etnicità (sebbene in esso siano frequenti i regionalismi e le ghettizzazioni) e che un patriottismo simile a quello americano non è assolutamente applicabile in un contesto Europeo che sia degno di questo nome.

La teoria del Patriottismo Costituzionale sta avendo le sue maggiori applicazioni nella politica del Regno di Spagna, sia dalla destra che dalla sinistra; con lo scopo di distruggere le identità nazionali presenti nel territorio, come la Catalana, la Basca, la Aragonese e la Asturiana. Dai teorici del Verfassungspatriotismus la presenza di queste identità regionali è un "fallimento per lo stato-nazione spagnolo"; mi chiedo cosa invece rappresenterebbe un successo per la Spagna, forse applicare i metodi di Francisco Franco?
Io ritengo invece che in Europa ci siano molti modi di usufruire della ricchezza culturale rappresentata dalle piccole nazioni che sono effettivamente dei "successi" per lo "stato-nazione"; abbiamo già discusso della situazione in Germania; ma anche nei Paesi Bassi, dove la cultura e i costumi del popolo Frisone e di quello Limburghese sono tutelati dallo Stato Nederlandese, ma senza che nascano indipendentismi o campanilismi vari, trovo che si possa parlare di "successi dello stato-nazione".

Ancora abbiamo una dimostrazione di quale sia la vera natura dello Stato Italiano: chiedete agli irriducibili "patrioti" Italiani quale sia secondo loro il simbolo della loro "Patria", e molti risponderanno "la Costituzione". Mi sento di definire essi come nient'altro che dei finti patrioti a cui è stato fatto il lavaggio del cervello con la cultura liberale; degli Europei che pretendono di essere nazionalisti alla maniera Americana.

Il nazionalismo "occidentale" altro non è che una degenerazione borghese di quello che è il vero nazionalismo, quello romantico o "orientale"; quello degli Ucraini e dei Finlandesi che combatterono per liberarsi dall'Unione Sovietica anche sapendo che ciò avrebbe comportato danni economici, quello dei popoli Africani che versarono sangue per ottenere la libertà delle loro terre dalle colonizzazioni europee pur essendo ben consci di come gli europei stessero portando ricchezza economica, quello degli Irlandesi che a costo di staccarsi dallo Stato più potente d'Europa ottennero l'indipendenza perché sapevano che ciò era quanto di giusto c'era da fare per la loro Patria.


Ad ogni modo, sebbene sia un convinto sostenitore della superiorità del nazionalismo orientale su quello occidentale, non posso negare un dato di fatto: il nazionalismo orientale è spesso basato su una cultura "bassa", chiusa in se stessa e spesso campanilista; incompatibile con qualsiasi situazione di pace tra i popoli.

Il dovere dei giovani Europei in questo ambito è quindi quello di dare vita ad un nuovo nazionalismo, un nazionalismo di tipo "orientale" ma che sia "raffinato" dall'avere in sé i lati positivi del nazionalismo "occidentale"; ovvero la tolleranza etnica reciproca tra i popoli e la visione della proprio nazione in un contesto macroscopico Europeo e perché no Mondiale.
Io sono di nazionalità Insubre, ma la mia nazionalità non mi impedisce di essere aperto alle novità che le nazioni straniere di tutto il mondo mi presentano o di negare di appartenere ad una identità Italica ed Europea.

Questo è, a mio avviso, il modo migliore di interpretare quell'impulso naturale degli individui che è il patriottismo: se trionferà il nazionalismo occidentale, significherà la morte della cultura Europea ed in futuro di tutte le nazioni del mondo per via dell'immigrazione selvaggia; ma se non controlleremo il nazionalismo orientale, non esisterà mai una pacifica convivenza di popoli e gli individui vivranno la loro nazionalità come un impedimento invece che come una ricchezza.

domenica 10 aprile 2011

La facilità delle donne

Sono il primo a considerare l'emancipazione femminile una priorità, sono convinto che tutt'ora la femmina non abbia gli stessi diritti del maschio nella società; vuoi per tradizione, vuoi per debolezza fisica. Sono però un convinto antifemminista, detesto la cultura materialista e utilitarista che spinge le femministe alla loro lotta che pretende essere "di emancipazione femminile" ma che di emancipante ha sempre avuto ben poco; essendo una cultura che vuole un'emancipazione semplicemente materiale. Mi spiego meglio: nelle teorie di nessuna femminista è mai stata considerata la sostanziale differenza tra uomo e donna: allo scopo di eguagliare i diritti dei due sessi si è sempre arrivato ad eguagliarli nella loro natura; è forse sessismo dire che le femmine sono diverse dai maschi?

Una in particolare è la differenza tra uomo e donna di cui mi preme parlare ora: la differenza nel corteggiamento. Eh sì, non credo che ci sia nessuna differenza più grande tra i due sessi che quella nel modo di rapportarsi con l'altro sesso. L'uomo si accontenta di qualsiasi donna sia quantomeno accettabile per lui, gode della poligamia, quando sceglie una donna la studia e trova il modo migliore per conquistarla come un cacciatore davanti alla sua preda; la donna seleziona gli uomini migliori, è infinitamente possessiva nei confronti del partner, cura il suo aspetto in modo da essere appettibile perché un uomo la corteggi, non è lei a corteggiare gli uomini.
D'altronde, come pensate che possa funzionare altrimenti la natura? La biologia conferma che un maschio cerca quante più femmine possibili per poter generare più figli possibili, mentre la femmina accetta il maschio migliore possibile per poter generare i figli migliori possibili. Naturalmente, gli esseri umani sono diversi dagli animali: nell'uomo sopraggiungono i sentimenti di amore e altre convenzioni che sono contradditorie alla natura, come è giusto che sia, ma questa è un'altra storia.

Ciò che veramente snatura la sessualità naturale è la facilità della donna: una puttana non sceglie gli uomini migliori, ma cerca quanti più uomini possibili, e non solo per il suo puro godimento; li cerca per sentirsi potente, per potersi vantare con altre donne; essa ha, insomma, sostituito la sua femminilità con una sessualità che è del tutto maschile!
Alla luce di ciò, il dito è da puntare contro la società borghese, quella società che insegna agli individui a vivere totalmente immersi nel loro sistema senza desiderio di distinguersi. La sessualità femminile è una delle cose più pure e poetiche che siano sopravvissute nella nostra modernità, è una sessualità totalmente in conflitto con l'etica borghese per tre motivi:

1) Implica diversità fra maschio e femmina
Dire che le femmine siano diverse dagli uomini è già di per sè un duro colpo alla logica pansocialitaria, poiché implica comunque una differenza tra persone di diverse categorie. (attenzione: non nego che la donna debba avere parità di diritti coi maschi, sto solo puntualizzando le differenze sostanziali fra i due sessi)
2) Implica diversità fra maschi
Affermare che la donna accetta per se stessa solo gli uomini migliori è una bestemmia all'uguaglianza fra gli individui.
3) Non è utilitaria
Immaginate un mondo in cui tutte le donne abbiano una visione esclusivamente edonistica del sesso, nel quale sia abbattuta ogni barriera morale all'essere ninfomani; e nel quale ogni donna cerchi di avere sempre più figli possibile, con la riproduzione regolata perfettamente dallo Stato; un mondo nel quale l'amore non esiste. Un mondo in cui nessuno vorrebbe mai vivere, direte voi, ma cosa ci sarebbe di materialmente sbagliato in ciò? Nulla, anzi, converrebbe: tutti gli individui godrebbero senza barriere della loro sessualità e si manterrebbe sempre regolata la popolazione mondiale. Questo è l'utilitarismo, la peggiore cosa che l'uomo possa fare a se stesso.


Apro una parentesi: affrontando questo tema ho avuto la sensazione di stare esplorando qualcosa di inseplorato, per altro non avendo nessuna conoscenza di sociologia che vada oltre la mia esperienza personale; la cosa è grave, trovo che questo sia un argomento davanti al quale non si possa rimanere troppo indifferenti.

La soluzione a questo problema, ovviamente, altro non è che politica: solo rivoluzionando la società si potrà risolvere questo, e molti altri problemi.
Chiudo con un appello al mondo femminile: avere la sessualità di un maschio non vi rende emancipate, vi riduce anzi a delle concubine senza anima. Con la facilità altro non si fa che insultare un uomo. Ma non bisogna cadere in una reazionaria sessuofobia! La lussuria non è certo un crimine, ma la vera lussuria è quella delle femmes fatales, quella di Lilith, di Medea, di Elena di Troia, di Caterina Sforza, di Brigitte Bardot, di Marlene Dietrich; non quella di Ruby, di Paris Hilton, di Noemi Campbell e di tutte le sciacquette propinate dai mass media. Vivete il vostro corpo come meglio desiderate, ma non cadete nel desiderare quello che una donna normale mai desidererebbe.
Maschi, quanto a voi, invito a rifiutare la donna come materia; nel corpo della vostra partner c'è un anima, se negate quell'anima considerando la donna come un oggetto negate anche di essere seduttori; poiché i veri seduttori sono i Don Giovanni, i Rasputin, i Casanova, i Charles Bukowski; non i Fabrizio Corona e i Justin Bieber.

venerdì 4 marzo 2011

La Patria

"Shikishima no
Yamatogokoro wo
Hito towaba
Asahi ni niou
Yama-zakura bana"

(Se mi chiedete cos'è l'anima della Nazione Giapponese delle Sacre Isole, rispondo che esso è nel fiore del ciliegio selvatico, deliziosamente profumato alle prime luci dell'alba.) Motoori Norinaga - XVIII Secolo



Vi sentite appartenenti ad una comune identità nazionale, eppure andate a cercare la vostra patria nei libri invece che nelle strade. Quando parlate della vostra madreterra elencate le conquiste letterarie e filosofiche di vostri antenati; e tutti coloro che abitano sul vostro suolo e non sono degli intellettuali? Non sono anche loro degni di essere vostri compatrioti?
Quando parlate della cultura di una nazione, non vi accorgete di stare omettendo la descrizione di qualcosa di estremamente importante: il folclore popolare. La Germania non è nata con Federico II di Svevia, ma con i tedeschi; la Francia non è nata con Rousseau, ma con i francesi. Le nazioni nascono per il comune sentimento di appartenenza del popolo. Diversamente funziona la letteratura, la quale è internazionale: leggendo un Huysmans ho potuto conoscere il pensiero decadente, ma non ho certo conosciuto la Francia.

Ovvio, sto rivolgendo questa critica sopratutto a quelli che fanno il ragionamento: "l'Italia ci ha dato Dante, Petrarca e Foscolo quindi noi siamo italiani" o cose simili. Se funzionasse così, io sarei tedesco.

Pertanto, la premessa contiene in sé la conclusione, è inutile che mi dilunghi: la vostra nazione non è nei libri, ma nel paesaggio che vedete ogni giorno dalla finestra.

lunedì 3 gennaio 2011

Se tirate troppo la corda, si spezza. (Oppure si scazza)

http://www.mainfatti.it/Sara-Scazzi/Calendario-Sarah-Scazzi-Marina-Ripa-di-Meana-diffido-usare-mie-foto_033604033.htm
http://www.leggo.it/articolo.php?id=99236&sez=ITALIA

Soltanto due queste le notizie che trattano della pubblicazione del calendario 2011 in onore di Sarah Scazzi...

A partire dalla scomparsa della ragazza fino (guardacaso) alla sparizione di Yara Gambirasio (ma scompaiono sempre quelle con dei nomi orribili?) le televisioni ed in maggior misura la rete sono state popolate dalla consueta ipocrisia popolare; mentre nel 2010 si contarono 492 omicidi e più di 700 sparizioni in Italia venivano dedicate pagine di Facebook e programmi televisivi a Sarah Scazzi. Io non guardo quasi mai la televisione, ne' nessun membro del mio nucleo familiare lo fa, proprio per questo ho poco da dire sui programmi televisivi circa Sarah che peraltro non ho mai guardato; ho invece da discutere molto sul fenomeno Sarah che imbevette la rete.

Anzi, pensandoci meglio ho poco da dire; dopotutto di cosa potrei parlare se non di cose che già si sanno? L'ipocrisia di chi dice di "soffrire" per Sarah, di chi vorrebbe "dare alla folla" Michele Misseri (che è comunque un malato mentale che ha bisogno di aiuto) o di chi dice di "pregare Dio ogni giorno" per lei...
Storie già sentite in pratica; e anche riguardo il tubo catodico non direi nulla di nuovo se informandomi sulla rete riportassi i dati di quanto le reti televisive hanno guadagnato grazie alla morte della ragazza.

Ciò che mi ha colpito è stato il notare come la presentazione del calendario (affidata ad un tronista del programma Uomini e Donne) sia stata una cosa ampiamente criticata da molti; quando ho saputo dell'esistenza del calendario in se' ho semplicemente inorridito sorprendendomi di quanto sia lontano dalle mie conoscenze il limite dell'opportunismo, ma quando ho saputo del suo suscitare polemiche non ho potuto fare a meno di notare una cosa alquanto inquietante: ci voleva un calendario dedicato ad una ragazza morta per capire che l'Omicidio Scazzi è diventato un fenomeno commerciale?

Mi sembra che sia da molto che l'elité del piccolo schermo vede Sarah come nient'altro che una gallina dalle uova d'oro sotto l'indifferenza di tutti (se non di un ristretto gruppo di persone un poco più sveglie, non vorrei fare il moralizzatore supremo della situazione), e ora che una semplice società animalista si butta nella mischia con una mossa un po' troppo azzardata scoppiano le proteste. Certo, da un lato non posso dirmi che felice del fatto che finalmente il popolino si sia risvegliato; dall'altro la notizia mi ha fatto davvero riflettere su come si abbia toccato veramente il fondo, e posso ben usare l'espressione toccare il fondo visto che ricordo casi di cronaca nera di anni fa che non raggiunsero una tale popolarità mediatica (ricordate Tommaso Onofri? Meredith Kercher? Chiara Poggi? Mi viene in mente anche il Caso Fritzl, che reputo decisamente molto più inquietante sebbene nessuno ci abbia rimesso la pelle e che dal vicino Österreich raggiunse la nostra penisola, chissà quale effetto ebbe nelle televisioni austriache); forse un obbrobrio come questa vicenda sarà necessario a risvegliare un po' le coscienze ora che un altro caso mediatico di una minorenne scomparsa riempie le bocche dei conduttori televisivi e le pagine web, e da lì i cervelli del popolo di ipocrisia; sarà ben necessario a ricordare a coloro che hanno contribuito alla crescita di questo fenomeno culturale un noto proverbio: se tirate troppo la corda, si spezza.